Fondamenti teorici

Spesso si è portati a pensare che la disabilità sia una questione che riguardi pochi.

È, questa, un’opinione falsata: la disabilità è una realtà che tocca e interessa molte personepiù o meno direttamente. In primo luogo il bambino, la ragazza, l’adulto che la disabilità la vive sulla propria persona, la sua famiglia (genitori, fratelli, nonni, zii) e poi anche la scuola (insegnanti, compagni di classe), gli specialisti del settore (medici, assistenti sociali, infermieri, psicologi, educatori, etc…), il personale delle aziende in cui le persone con disabilità lavorano, e non per ultimi i volontari che operano nelle diverse realtà associative o parrocchiali.

Non sarebbe quindi esagerato affermare che la disabilità è una questione che riguarda la comunità tutta, singoli individui ed interi contesti, sebbene in forme ed intensità diverse.

Questo è il nostro presupposto di base, e come sua naturale conseguenza crediamo sia di fondamentale importanza fare informazione e formazione sui molteplici aspetti che riguardano questa tematica. Infatti, sebbene di disabilità si parli tanto, non lo si fa mai abbastanza; inoltre, spesso, si tratta di un parlare approssimativo, improprio o basato su luoghi comuni e stereotipi ormai consolidati.

Approccio globale alla famiglia

La famiglia è un sistema, in cui ogni parte è collegata all’altra. Se interviene un cambiamento a turbarne l’equilibrio, ogni parte ne sarà coinvolta. Dunque, quando in una famiglia è presente una persona con disabilità, tutti i membri hanno bisogno di adattarsi.

La cura centrata sulla famiglia

E’ importante, in qualsiasi programma di intervento, riconoscere che la famiglia è esperta di se stessa e dei propri bisogni. Il ruolo dei professionisti è di fornire i servizi/supporti in risposta ad essi.

Prevenzione

Le difficoltà che sono spesso parte integrante della quotidianità della famiglia con un bambino disabile, possono produrre un significativo livello di stress nella famiglia stessa, e questo può avere un impatto sul suo funzionamento generale. Per questo, c’è ragione di credere che una famiglia in cui nasce un bambino con disabilità possa essere “ a rischio” e che sia importante e doveroso dedicarle particolare attenzione, adottando una strategia di salute mentale preventiva.

Approccio alla disabilità

E’ possibile parlare ed operare nell’ambito della disabilità utilizzando approcci diversi. Noi abbiamo scelto di considerare in primo luogo la persona e solo dopo la sua disabilità.

Questo modello teorico di riferimento si riflette

– nel linguaggio usato per trattare la disabilità: preferiamo, ad esempio, dire “bambino con Sindrome Down” invece di “bambino Down”, persona con paralisi cerebrale piuttosto che persona cerebrolesa, etc. Questo non per sottigliezza linguistica, ma perché il linguaggio esprime un modo di pensare e interpretare la realtà.

– nella relazione con l’altro: quando ho di fronte un bambino o adulto con autismo, difficoltà intellettiva o qualsiasi altra disabilità, innanzitutto terrò presente che si tratta di una persona con dignità pari alla mia, per poi considerare la specificità data anche dalla sua disabilità.

– nel modo di operare: lo psicologo, l’educatore e ogni esperto del settore, non hanno la funzione di “scegliere per” ma di accompagnare la persona con disabilità e la sua famiglia in un cammino di autodeterminazione e di crescita attraverso il potenziamento delle loro risorse. E’ determinante pensare la famiglia al centro della cura e dell’ intervento.

Per maggiori info vi preghiamo di contattarci al seguente indirizzo mail info@diversamentesiracusa.org o utilizzando la pagina sul sito.

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